I militari possono costituire propri sindacati, anche grazie alla Carta Sociale Europea

Corte cost., 13 giugno 2018, n. 120

A cura di Marco Cecili

La Corte costituzionale, anche grazie alla giurisprudenza CEDU, riconosce la possibilità ai militari di costituire associazioni sindacali.

Secondo la Consulta la facoltà del legislatore di introdurre restrizioni all’esercizio dei diritti sindacali dei militari, non può spingersi fino a negare in radice il diritto di costituire associazioni a carattere sindacale.

La Corte costituzionale ha quindi dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1475 del codice dell’ordinamento militare, modo: «I militari possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale alle condizioni e con i limiti fissati dalla legge; non possono aderire ad altre associazioni sindacali», mentre prima vietava in radice ai militari di «costituire associazioni professionali a carattere sindacale», nonché di «aderire ad altre associazioni sindacali».

È vero che la norma denunciata aveva il fine di assicurare la coesione interna, la neutralità e la prontezza delle Forze armate, presupposti strumentali necessari ed imprescindibili per assicurare l’efficacia della relativa azione, posta a tutela di un valore dell’ordinamento di carattere supremo e per così dire primario, quale è la difesa militare dello Stato, tuttavia tali finalità non possono determinare l’esclusione del diritto di associazione sindacale.

Per questi motivi, la norma viene modificata dalla Corte Costituzionale, e adesso sancisce il diritto dei militari di costituire, seppure con i limiti fissati dalla legge.

La Consulta, inoltre, rinvia al legislatore per l’individuazione dei limiti per l’esercizio del diritto di associazione sindacale.

È opportuno segnalare che la Corte costituzionale ha colto l’occasione per delineare il ruolo della Carta Sociale Europea nell’ordinamento interno. Il documento presenta spiccati elementi di specialità rispetto ai normali accordi internazionali, che lo collegano alla CEDU. Se quest’ultima, infatti, ha inteso costituire un “sistema di tutela uniforme” dei diritti fondamentali civili e politici (sentenza n. 349 del 2007), la Carta ne costituisce il naturale completamento sul piano sociale poiché, come si legge nel preambolo, gli Stati membri del Consiglio d’Europa hanno voluto estendere la tutela anche ai diritti sociali, ricordando il carattere indivisibile di tutti i diritti dell’uomo.

Per queste sue caratteristiche la Carta, dunque, deve qualificarsi fonte internazionale, ai sensi dell’art. 117, primo comma, Cost. Essa è priva di effetto diretto e la sua applicazione non può avvenire immediatamente ad opera del giudice comune ma richiede l’intervento della Consulta, cui va prospettata la questione di legittimità costituzionale, per violazione del citato primo comma dell’art. 117 Cost., della norma nazionale ritenuta in contrasto con la Carta. Ciò tanto più in considerazione del fatto che la sua struttura si caratterizza prevalentemente come affermazione di princìpi ad attuazione progressiva, imponendo in tal modo una particolare attenzione nella verifica dei tempi e dei modi della loro attuazione.