La Corte di Giustizia stabilisce i limiti del mandato di arresto europeo

Sentenza del 25 luglio 2018 C-216/18 PPU
A cura di Michela Salerno

La sentenza chiarisce che “l’articolo 1, par. 3 dec. quadro 2002/584/GAI del Consiglio, relativa al mandato di arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, deve essere interpretato nel senso che, qualora l’autorità giudiziaria dell’esecuzione, chiamata a decidere sulla consegna di una persona oggetto di un mandato di arresto europeo disponga di elementi idonei a dimostrare l’esistenza di un rischio reale di violazione di un diritto fondamentale a un equo processo garantito dall’art. 47 Carta di Nizza, a causa di carenze sistemiche o generalizzate riguardanti l’indipendenza del potere giudiziario dello Stato membro emittente, detta autorità può negare la consegna del soggetto”.
La Corte di Giustizia ripercorre la decisione quadro 2002/584/GAI e delimita in modo netto i limiti entro cui l’autorità intimata di consegnare un soggetto attinto da mandato di arresto europeo può opporsi alla estradizione.
La sentenza stabilisce che possono sussistere ipotesi eccezionali in base ai quali il rifiuto alla consegna del soggetto può giustificarsi.
Uno di essi sarebbe ravvisabile, senza dubbio, nel caso di specie, essendo assente nel Paese membro che richiede l’estradizione una effettiva tutela giurisdizionale.
L’accesso a un giudice indipendente è tra i requisiti imprescindibili connessi al diritto a un ricorso effettivo da parte del privato, inteso come diritto fondamentale.
La Corte di Giustizia dichiara che, ove una autorità giudiziaria chiamata a eseguire un mandato di arresto europeo disponga di elementi gravi e precisi che attestino un rischio per l’individuo di ottenere un equo processo, possa rifiutare la consegna, basando la decisione su valutazioni ulteriori, ottenute attraverso informazioni complementari che abbia reputato necessario richiedere alla autorità emittente.