Il rito ‘specialissimo’ al vaglio della Corte di Giustizia Europea

Ordinanza di rimessione del Tar Piemonte, I sez, n. 88/2018.
A cura di Michela Salerno

Il Tar Piemonte chiede alla Corte Europea di pronunciarsi su due questioni attinenti all’interpretazione del comma 2 bis dell’art. 120 c.p.a..
Nel primo quesito il Collegio si interroga se la normativa nazionale, nella parte in cui imponga all’operatore di impugnare, entro 30 giorni dalla comunicazione, la ammissione o mancata esclusione di altro soggetto alla gara, si debba ritenere in contrasto con gli artt. 6 e 13 Cedu, nonché 47 della Carta di Nizza.
Nel secondo interrogativo il Tar Piemonte specifica alla Corte di verificare se la medesima disposizione si ponga in contrasto con la suddetta normativa europea anche ove precluda al partecipante alla procedura di impugnare successivamente l’aggiudicazione, nel caso in cui non abbia tempestivamente richiesto l’annullamento della mancata esclusione o dell’ammissione del soggetto vincitore.
L’Autorità rimettente dubita della compatibilità dell’attuale normativa nazionale in materia appalti con i principi stabiliti a livello comunitario: diritto di difesa, effettività della tutela e giusto processo.
L’impugnazione accelerata costituisce per l’operatore un onere, atteso che ove omessa lo stesso non potrà impugnare con ricorso incidentale escludente l’aggiudicazione del partecipante risultante eventualmente vittorioso nella procedura a evidenza pubblica.
In tale quadro normativo la giurisprudenza rintraccia la carenza di un interesse a ricorrere da parte dell’operatore economico obbligato a
impugnare, in ipotesi di lesione solo potenziale ed eventuale, con contrasto
degli artt. 24 e 113 Cost..
I principi del giusto processo prevedono che l’azione debba essere volta a
soddisfare un interesse attuale e concreto del ricorrente non potendosi
imporre all’operatore di azionare lo strumento processuale prima di aver
subito un pregiudizio.
Specifica il Tar che gli artt. 6/13 Cedu impongono una tutela sostanziale e
gli Stati Membri devono rendere possibili le procedure di ricorso non
limitando l’accesso alla giustizia attraverso irragionevoli decadenze, come
previsto dall’art. 120 comma 2 bis c.p.a..